Tecnica e tattica – Droni IS(TA)R della fanteria

I droni sono ormai diventati uno strumento imprescindibile sul campo di battaglia moderno. Per la fanteria, tuttavia, il loro valore non risiede principalmente nella tecnologia, bensì nella capacità di acquisire informazioni più rapidamente, verificare ipotesi e fondare le decisioni su basi più solide. È proprio qui che entra in gioco il nuovo regolamento (Arbeitshilfe) «Impiego tattico dei mini-droni ISTAR nella fanteria» della formazione d’addestramento della fanteria.
Il regolamento è rivolto in particolare a Cdt, stati maggiori, capisezione e altri membri della fanteria che pianificano, dirigono o impiegano droni. Esso integra i regolamenti tecnici esistenti con la prospettiva tattica e sintetizza le conoscenze acquisite durante l’addestramento, le esercitazioni e le esperienze precedenti. Va inteso come Arbeitshilfe (e quindi non vincolante, ma piuttosto come linee guida) non ufficiale e verrà ulteriormente sviluppata alla luce di nuove conoscenze.
I punti salienti in breve:
Attualmente vengono introdotti nel servizio di leva e nelle esercitazioni: ANAFI UKR (livello Cp) e DJI Mini-4-Pro (livello Sez);
La specializzazione pilota di droni viene attualmente svolta come formazione terziaria;
L’impiego dei droni avviene come minimo in coppia. Tutto il resto è a discrezione del Cdt;
L’impiego dei droni deriva dalla valutazione della situazione. Gli operatori di droni devono essere guidati in modo simile ai ricognitori e coinvolti sin dalle prime fasi dello sviluppo del piano;
L’integrazione tecnica presenta dei limiti;
Il regolamento va inteso come un documento in fase di elaborazione e non pretende di essere esente da errori. Le esperienze acquisite devono essere costantemente integrate e il regolamento deve essere continuamente rielaborata.
La domanda fondamentale non è: «Cosa può fare il drone?».
La domanda che il quadro militare deve porsi è piuttosto: «Quale contributo può dare il drone, nella mia situazione, all’adempimento del compito?».
Attualmente la fanteria dispone di due sistemi diversi: l’ANAFI UKR e il DJI Mini-4-Pro. L’ANAFI UKR è progettato per uso militare e dispone, tra l’altro, di sensori di imaging diurno e termico, nonché di comunicazioni crittografate. Il DJI Mini-4-Pro si contraddistingue invece per il peso ridotto, l’elevata mobilità e la facilità d’uso. I due sistemi non sono quindi intercambiabili a piacimento, ma devono essere impiegati in base al compito, alla minaccia, alle condizioni ambientali e al risultato di ricognizione desiderato.
Per i comandanti è fondamentale comprendere un concetto: i droni non sostituiscono gli esploratori, i ricognitori o gli osservatori, ma piuttosto ne ampliano le possibilità. Possono ridurre i tempi necessari per ottenere informazioni rilevanti ai fini decisionali, fornire rapidamente una visione d’insieme dei settori e verificare gli annunci.
In questo modo il drone diventa uno strumento di comando.
L’impiego dei droni inizia nella fase di pianificazione
L’utilità di un drone non nasce solo al momento del decollo. Un impiego efficace dei droni inizia già durante la valutazione della situazione.
Il Cdt deve stabilire quali informazioni sono necessarie, quando sono necessarie e quale importanza rivestono per la sua decisione. La pianificazione concreta del volo deve invece essere lasciata di norma all’operatore del drone. Terreno, condizioni meteorologiche, minaccia, rotta di volo e limitazioni tecniche possono essere prese in considerazione direttamente da lui. Il regolamento raccomanda pertanto di coinvolgere tempestivamente gli operatori di droni nella pianificazione e di svolgere con loro un dialogo tattico.
Ciò modifica anche la concezione della conduzione. L’operatore di droni non è semplicemente un addetto all’utilizzo di un sistema tecnico. Deve comprendere la situazione tattica, essere in grado di agire in modo autonomo e sapere quali informazioni siano effettivamente rilevanti ai fini decisionali per il Cdt.
Anche l’organizzazione merita attenzione. L’impiego dei droni avviene di norma almeno in coppia. Mentre una persona pilota il drone, la seconda si occupa, tra l’altro, della protezione ravvicinata, dell’osservazione dell’area circostante, delle comunicazioni, della sostituzione della batteria e della preparazione di una missione successiva. Ciò aumenta la resistenza, la possibilità di condotta e la capacità di sopravvivenza.
Vedere – senza essere visti
L’acquisizione di informazioni tramite il drone è solo un aspetto. Ogni impiego di droni genera contemporaneamente delle «impronte».
Le emissioni acustiche, ottiche ed elettromagnetiche possono rivelare le proprie forze, le posizioni di comando o le intenzioni. In particolare di fronte a un avversario tecnologicamente alla pari, occorre quindi tenere conto già in fase di pianificazione di quale impronta generi l’impiego dei propri droni e quale rischio ne derivi.
Il decollo e l’atterraggio sono tra le fasi particolarmente critiche. Assi di volo diretti, schemi ricorrenti o un decollo in prossimità immediata di un posto di comando possono fornire all’avversario indicazioni preziose. Lo sfruttamento del terreno, rotte di avvicinamento indirette, quote di volo adeguate e un profilo di volo scelto consapevolmente non sono quindi solo questioni di pilotaggio, ma parte integrante del mascheramento tattico.
Al contrario, la visibilità di un drone può anche essere sfruttata consapevolmente. Un impiego riconoscibile dei droni può attirare l’attenzione del nemico, innescare reazioni e contribuire così all’inganno.
Il terreno e l’ambiente pongono dei limiti
Le prestazioni di un drone non sono costanti. Temperatura, vento, terreno, condizioni di visibilità, ambiente elettromagnetico e qualità del collegamento influenzano direttamente l’autonomia, la durata del volo e le prestazioni dei sensori.
In un’area edificata, i droni aprono nuove possibilità di osservazione dietro gli edifici e in spazi difficilmente visibili. Allo stesso tempo, i canyon urbani e le interferenze elettromagnetiche riducono la qualità della connessione e aumentano il rischio di collisione. In montagna, vento, temperatura, altitudine e topografia incidono in modo particolarmente marcato sul comportamento di volo e sulla connessione. Nei terreni coperti, la vegetazione, le linee di vista limitate e la mancanza di aree di decollo e atterraggio ne limitano l’impiego.
Ciò rende chiaro che un impiego promettente dei droni non può essere pianificato indipendentemente dal terreno.
Lo stesso vale per la logistica. La capacità disponibile delle batterie limita direttamente la durata e l’efficacia dell’operazione. Temperatura, vento, quota operativa e profilo di volo influenzano il tempo di volo effettivo. Le riserve di batteria, i tempi di ricarica e l’infrastruttura di ricarica devono quindi essere integrati nella pianificazione operativa – non solo nella preparazione immediatamente prima del volo.
Dal battaglione alla sezione
Il valore aggiunto tattico varia a seconda del livello e della formazione.
A livello di compagnia di fanteria, il drone supporta in particolare la valutazione della situazione da parte del Cdt. Può eseguire una ricognizione terreni chiave, verificare segnalazioni, osservare i movimenti del nemico o sorvegliare i fianchi. Il suo massimo vantaggio può manifestarsi già prima dell’inizio di un’azione, verificando le ipotesi e individuando tempestivamente i rischi.
A livello di sezione di fanteria, l’impiego diventa più immediato e a breve termine: lo sguardo oltre un spigolo del terreno, la verifica di un ostacolo, la ricognizione di un percorso di marcia o l’osservazione di una barricata.
Per i ricognitori, il drone amplia le capacità di ricognizione e può essere impiegato fino alla localizzazione del bersaglio, alla conduzione del fuoco e alla valutazione degli effetti (attualmente in fase di test). Per le formazioni di ricognizione, sicurezza, rifornimento e trasmissione emergono invece altre priorità. Il regolamento illustra queste possibilità di impiego in modo mirato e specifico per ciascuna unità.
Conseguenze per i quadri
La conclusione fondamentale non è quindi che ogni unità di fanteria abbia bisogno del maggior numero possibile di droni.
È invece fondamentale considerare i droni come parte integrante del proprio arsenale tattico. Il Cdt deve conoscerne le potenzialità, tenere conto dei limiti e integrarne l’impiego tempestivamente nella propria pianificazione.
Se impiegato correttamente, un piccolo drone può fornire in breve tempo un’informazione per la cui acquisizione altrimenti sarebbero necessarie forze, tempo o l’assunzione di rischi. Se impiegato in modo errato, lo stesso sistema può mettere a rischio le proprie forze, vincolare risorse o semplicemente generare una grande quantità di immagini o informazioni poco rilevanti.
Il regolamento «Impiego tattico dei mini-droni ISTAR nella fanteria» non intende quindi tanto spiegare come si pilota un drone, quanto piuttosto mostrare come impiegarlo e gestirlo in modo tatticamente sensato. È proprio in questo che risiede il suo valore aggiunto per i quadri della fanteria.




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